COMUNICATO STAMPA: risposta all’articolo del 8 giugno (pg. 24) di CIOCIARIA OGGI

08 Giugno 2019

COMUNICATO STAMPA
[inviato alla redazione di Ciociaria Oggi in data 8 giugno 2019 ]

Oggi aprendo i giornali siamo stati colpiti da un titolo a tutta pagina: “Disabili scambiati per nababbi“.

Cos’è? Una truffa? Un furto? Il conto di un profittatore?
No signori: si parla di un preventivo che abbiamo fatto noi di Altri Colori.
Perché sì, è vero: un preventivo ci è stato chiesto.
E un preventivo, lo ammettiamo, abbiamo fatto.

Nel farlo, lo abbiamo accompagnato con una presentazione. “Capiamo che possa apparire alto“, abbiamo detto ai genitori. “D’altra parte siamo un’impresa sociale che rispetta il contratto collettivo. Paghiamo stipendi in piena regola a professionisti qualificati, cui chiediamo di avere cura e attenzione dei vostri figli 24 ore su 24, continuativamente per sette giorni. Non diamo mance in nero a persone improvvisate. I vostri figli, a nostro parere, non possono essere affidati a persone improvvisate“.

I genitori erano liberi di dire sì: accettiamo il preventivo.
Ma sono anche liberi di dire no e di chiedere ad altri di organizzare un soggiorno marino.
Noi non ci offendiamo.

E’ però offensivo e diffamatorio l’attacco che abbiamo subito oggi sulle pagine di Ciociaria Oggi.
Perché noi non abbiamo preso un soldo.
Abbiamo, è bene ripeterlo, soltanto fatto un preventivo. Quel preventivo tra privati, presentato su un foglio A4, è passato di mano in mano. E’ diventato un A3, poi una locandina 50 per 70, un poster 70 per 100, un manifesto 3 metri per 6, e infine un articolo a tutta pagina sul quotidiano più letto della città (con tanto di occhiello in prima)!

Cos’era? Dovrebbe ormai essere chiaro: era solo un preventivo. Da privato a privati. Il soggiorno marino non è compreso nei contratti d’appalto che abbiamo con il Comune di Alatri. Il Comune, in tutta questa storia, non c’entra nulla.

Cos’è diventato? E’ diventato uno strumento, lo si è voluto strumentalmente equivocare per fare vuota polemica politicante ed occupare il tempo a discutere di niente: una roba che al massimo può servire a strappare un sorriso (amaro) a chi mantiene il contatto con la realtà. “La situazione – diceva uno che sapeva scrivere – è grave, ma non seria“.

Cosa diventerà? Diventerà un fascicolo. Che, sorridendo (con un po’ di amarezza), daremo al nostro avvocato. Con il mandato di farci sapere se ci sono gli estremi per denunciare chi ci ha diffamato.